Approcciare un uomo o una donna non è mai così semplice, nemmeno per le persone più sicure di sé. Oggi come oggi non è nemmeno più così scontato che debba essere l’uomo a fare la prima mossa, un cambiamento sociale che ha ulteriormente amplificato il problema. Perché? Per due motivi:

  • Anche le donne hanno incominciato ad avere il problema dell’ansia da approccio e della timidezza nell’andare a parlare con una persona;
  • Gli uomini tendono ad essere ancora più timidi, perché pensano che forse se la ragazza che hanno di fronte fosse interessata a loro avrebbe già approcciato lei.

Non solo, ma la nostra vita sociale è sempre più digital. Abituati al contesto di internet, che fluidifica le relazioni e allontana la timidezza, dal vivo ci sono ancora più barriere che separano due persone ancora sconosciute l’uno per l’altra.

Eppure per la timidezza c’è più di un rimedio, e siamo proprio qui a parlarne in questa guida.

 

La timidezza è importante 

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La timidezza è segno di umanità, questo è un presupposto molto importante. Chiunque, nell’osservare il comportamento di una persona estremamente spavalda e priva di filtri, non ne ha una buona prima impressione. C’è un principio di umanità importante che risiede nell’essere un pochino impacciato e rosso sulle guance mentre si saluta una persona sconosciuta.

Quindi, innanzi tutto, non vergognarti del fatto di essere timido. Sei umano e di conseguenza hai un po’ di esitazione ad approcciare una persona, anche se magari fai da vent’anni il venditore di automobili e tutti i giorni incontri nuovi clienti. Fuori dal lavoro siamo tutti meno predisposti all’inizio di una conversazione con sconosciuti.

Ci sono due errori che non devi commettere per via della timidezza. Il primo è lasciare che questa ti blocchi e non ti permetta di dire quelle tre o quattro parole che ti consentano di incominciare una conversazione con una persona nuova e potenzialmente interessante. Il secondo è pensare che tu debba eliminare questo aspetto o che in qualche modo prima di approcciare una persona tu debba riprogrammare la tua mente per non provare più timidezza.

Come convivere con l’essere timidi

Okay, fino a qui abbiamo iniziato con dei punti importanti. Ma come si fa ad offrire da bere a quella ragazza al bancone anche se ti senti di cadere in un buco nero al solo pensiero? Come si fa a chiedere a quel ragazzo che vedi sempre in palestra di uscire con te?

La verità è che queste cose si fanno esattamente come si fanno un po’tutte le cose nella vita. La prima volta afferrando il coraggio a due mani, e da quella in poi con la consapevolezza del fatto che non può succedere niente di male. Devi riuscire a fare quel salto nel vuoto, almeno la prima volta, per renderti conto di cosa ci sia realmente dall’altra parte.

Dall’altra parte non c’è assolutamente niente di strano. Molto spesso la persona con cui vai a parlare sente la tua stessa timidezza, ma dopo un minuto o due di conversazione rimane per entrambi soltanto un ricordo. Se per caso all’altra persona non interessa proseguire, te lo farà capire in un modo garbato -perché si prova sempre un certo rispetto per le persone che riescono ad approcciare dal vivo, è istintivo- e tu sarai la stessa persona di prima. 

Non sarà paura del rifiuto?

Molto spesso nel calderone della timidezza si infilano altri aspetti, mascherati appunto da timidezza. La prima di queste cose è proprio la paura del rifiuto, ovvero che ad un approccio segua un due di picche (leggi anche il nostro articolo “Perchè non avere paura di una delusione d’amore“)

Sarebbe fin troppo scontato dire che “i rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli”. Questo è vero, ma in parte. Una persona che sa presentarsi in modo elegante, non invadente, dando la possibilità di iniziare o meno una conversazione, non sarà mai un perdente.
Non equivale a sbagliare un rigore, perché non è una sconfitta da cui deriva la vittoria di qualcun altro. 

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Molto semplicemente, gli approcci fisici sono stati il modo in cui le persone si conoscono per la manciata di decine di migliaia di anni da cui esiste la civiltà umana. Molti di questi non hanno funzionato, ma nessuno li ricorda. Se un approccio è gentile, dignitoso ed elegante, nessuno penserà che tu sia un perdente; soprattutto non lo penserà la persona che hai di fronte, anche nel caso in cui non dovesse proseguire la conversazione.

La paura del rifiuto è un blocco nei confronti di tutto quel che di bello potrebbe nascere da un approccio andato a buon fine. Per questo, se vuoi, sentiti Ken Il Guerriero. Hai una tua missione, una missione che vale la pena di essere portata a termine, e quella missione è il tuo approccio: se dovessi fallire non succederà niente, ma se dovesse andare a buon fine ringrazierai te stesso. E solo per questo vale la pena di non avere più paura del famoso due di picche.

Consigli per il primo “salto nel vuoto”

Se fino a qui sei d’accordo, ora stai cercando di programmare il tuo primo approccio. Magari lo vedi già, nella tua mente, in qualche locale o in ufficio o in biblioteca. Siamo arrivati alla parte in cui trovi i consigli che ti aiutano a trovare l’ambiente e le condizioni più agevoli per fare questo salto. I consigli sono:

  • Incomincia a frequentare regolarmente un locale che ti piace e nel quale ti trovi bene. Avere confidenza con il contesto aiuta molto a trovare il coraggio per gestire un approccio;
  • Trova qualche argomento leggero e simpatico da cui incominciare la conversazione una volta fatte le presentazioni. Dopo gli argomenti nascono spontaneamente, ma almeno in un primo momento è utile sapere da dove partire;
  • Nel caso in cui il primo approccio non dovesse andare a buon fine, cosa d’altronde abbastanza normale (anche solo per statistica), cerca di provare il secondo senza far passare molto tempo. Non devi fare in modo che quel singolo evento possa diventare un chiodo della mente.

Seguendo questi consigli siamo sicuri che tutti –tu compreso, niente scuse!– possano approcciare una persona. Quel coraggio che ti serve per la prima volta sarà già di per sé una cosa di cui andare fiero, non appena lo avrai trovato.

 

Approfondisci l’argomento leggendo il nostro articolo “Ansia d’approccio: come superarla“.

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